Lido Senilità.

– Buongiorno!
– Buongiorno!
– Oggi non c’è la signora Teresa?
– Sì, non l’ha vista? È al solito posto, in fondo, vicino ai pini.

Sono le otto e trenta. Al Lido Senilità gli avventori abituali hanno già preso posizione.

Il Lido Senilità è una spiaggia accogliente e discreta, con un sacco di qualità. È facile da raggiungere e ha un ampio parcheggio gratuito a due passi dal mare, la sabbia – quasi chiara – viene pulita ogni giorno, e quando soffia il maestrale l’acqua è quasi cristallina.

Insomma, siamo sinceri, il Lido Senilità non è bello… è simpatico. È una spiaggia libera ma con uno schema che si ripete fisso, da anni: il 4-4-2 degli ombrelloni. Chi è solito frequentarla, infatti, è pure solito piazzare il suo sdraio sempre nello stesso posto. L’età media è alta e i cattivi pensieri corrono veloci quando manca qualcuno all’appello.

– Buongiorno!
– Buongiorno!
– Stavo parlando col signor Piero; adesso saluto il signor Carlo e poi vado a fare il bagno.

Il signor Antonio si appresta a concludere il suo consueto giro di convenevoli prima di tuffarsi.

– Aspetti, l’aiuto io!

Quando al Lido Senilità arrivano nuovi bagnanti, il signor Franco, di vedetta, è pronto a correre in loro soccorso. Percepisce a distanza il cigolio di ginocchia che si piegano a piantare ombrelloni, e appena scorge un approccio a mani nude o con una misera paletta giocattolo alla dura superficie del terreno, subito si fionda a dare manforte. Si è costruito un attrezzo apposta per agevolare l’operazione ed è ben lieto di condividerlo con tutta la spiaggia, purché sia lui a mostrarlo in azione.

– Grazie, davvero gentile! L’ha fatto lei? Che bella invenzione!

Il signor Franco non aspetta altro. Come un padre orgoglioso, inizia a cantare le lodi della sua creatura: un tubo di ferro pitturato di verde con una barra trasversale e una punta a levatorsolo che affonda nella sabbia che è una meraviglia. È un mito ancestrale, quello dell’amore tra il pensionato e il fai da te.

– Buongiorno!
– Buongiorno!
– Vado dalla signora Maria, le chiedo se vuole fare il bagno.

La signora Teresa è una donna di circa …tant’anni, ma non si dice l’età di una signora. Ha i capelli colorazione numero 1, nero corvino, le braccia di un lottatore di sumo e la pelle scura e accartocciata di chi inizia la stagione a maggio. Sopra ogni cosa, la signora Teresa è una cara persona. Maria ha un ginocchio malandato e lei lo sa bene perché è da qualche anno che il Lido Senilità le ha rese amiche. Per questo, ogni mattina, si dirige al suo ombrellone: per darle una mano, anzi due braccia, per aiutarla a sollevarsi dalla sua seggiola, accompagnarla alla riva, sostenerla in acqua, ricondurla alla sua seggiola e legarsi a lei un altro po’.

– Però, non correre!

Eh sì, al Lido Senilità ci sono anche i bambini. Con i nonni, è chiaro.

Marco ha tre anni, una testa fitta fitta di minuscoli riccioli e due gambe con i geni di Usain Bolt. Inventa di elefanti che si arrampicano sugli alberi e nuotano assieme lui. Non si sa bene cosa capiti nella sua mente ma all’improvviso succede che Marco inizia a correre forte; chissà se per inseguire l’elefante o per scappare dalla sua proboscide. Va davvero veloce e la nonna, che già se l’aspettava, pronta, ai blocchi di partenza, con un misto di disperazione e rassegnazione, prova ad andargli dietro, più con lo sguardo che con le gambe. Finisce sempre che tornano: lui con una punizione, lei con una promessa di non farlo mai più infranta il giorno seguente.

– Buongiorno!
– Buongiorno.
– Siamo un po’ stretti… non c’è più posto…
– Non si preoccupi, noi tra poco andiamo via.

Al Lido senilità non tutti sono mattinieri. Sono le undici quando la signora Annalisa si avvicina il più possibile alla riva per stendere il suo asciugamano. Chiede scusa ma, in realtà, non si preoccupa affatto di sistemarsi in un fazzoletto tra due ombrelloni. È sola, e con sé porta soltanto un telo e una borsa di olii abbronzanti. È una patita della tintarella e pare che a lei il consiglio di non stare al sole nelle ore più calde non sia arrivato. Si sforza in ogni modo di mascherare il tempo passato sulla sua pelle. Ha una folta chioma bionda da Barbie decadente che tiene raccolta in un turbante, e labbra come Big Babol: per colore e consistenza.

Ci sono anche due badanti polacche al Lido Senilità, ma solo una volta alla settimana.

– Buongiorno!
– Salve.
– Cos’hai?
– Niente, sono un po’ stanca.
– Eh, stanca alla tua età?! Quando ero giovane io…

E poi, al Lido Senilità, ci sono io.

Io con la mia borsa di pigrizia e asocialità. Io con la sciatica che mi rigiro dolorante, sul mio asciugamano fuxia, alla ricerca di una posizione che non mi faccia soffrire. E vaglielo a spiegare, alla coppia che fa 163 anni in due, che alla mia età già peno per la schiena. Io con la mia pelle latte acido e la ricrescita sulle gambe ché tanto chi mi guarda. Io con la crema protettiva e la Settimana Enigmistica ingiallita dal sole. Io che faccio lunghe passeggiate ché dicono che l’acqua di mare faccia bene per la cellulite. Io che prendo appunti.

Io, nella migliore versione anacronistica di me.

– Arrivederci!
– Arrivederci! Andate via?
– Eh sì, lo stomaco inizia a reclamare. Voi restate ancora?
– Solo cinque minuti, anche per noi è ora di andare.

È mezzogiorno. Al Lido Senilità non è rimasto quasi più nessuno. Neppure io.

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