Perché no?

Forse sono alla ricerca di me stessa.

Oppure sto sviluppando un’apertura mentale straordinaria.

Oppure sto impazzendo.

Non si spiegano altrimenti le scelte, oltremodo anomale, in cui mi sono imbarcata negli ultimi tempi.

Tutto è cominciato con l’iscrizione al corso da GAC (leggasi giudice arbitro di campionato).

Perché no? Mi sono detta. Sono pur sempre una tennista, se nel significato del termine rientrano anche quelli che hanno preso in mano la racchetta una decina di volte nell’ultimo anno. Non c’è niente di strano nel volere approfondire la conoscenza di questo sport, studiare i regolamenti, la casistica, le formule di campionato, la misura dei campi, l’altezza delle reti… Potrei scoprire che sono davvero portata per fare il giudice, che prendere decisioni sull’operato di giocatori irascibili è quello che ho sempre sognato, potrebbe diventare la mia professione, potrei pure fare carriera…

Niente di strano, vero? Lo pensate anche voi, vero?

Bene, supponiamo che questa ve la siate bevuta e che ancora vi fidiate delle mie capacità di discernimento.

Come la giustifico, adesso, la domanda d’iscrizione al corso da apicoltore?

Prendo sempre il tè con un cucchiaino di miele e quando ero piccola ero una fan dell’Ape Maia. Non credo sia un’argomentazione valida. Ad essere sinceri, poi, il mio preferito era Flip, la cavalletta. Ho il terrore delle punture e penso che soffocherei dentro uno di quegli scafandri gialli. Eppure è bastato un semplicissimo messaggio da un’amica, un banale “ti potrebbe interessare?” per farmi dire, ancora una volta, perché no? Potrebbe essere un’attività affascinate, il biologico è la nuova frontiera. Potrei produrre qualcosa di concreto e stare a contatto con la natura, potrebbe essere la mia vocazione, potrei eccetera eccetera…

Questa non convince neanche me.

C’è qualcosa che non va.

Ho la sindrome del “perché no”. Mi ritrovo ad errare nel web alla ricerca dei corsi più disparati: calligrafia, lettering, scrapbooking, pasticceria, latte art, panificazione e pianificazione, marketing, business plan…e a sottoscrivere ogni progetto che racchiuda in sé un barlume di prospettiva.

L’ultima conferma di questo delirio è stata accettare di fingermi esperta di comunicazione. Perché no? Si tratterebbe di scrivere slogan pubblicitari, descrizioni astratte imbottite di retorica (se possibile, grammaticalmente corrette), e occuparmi dei social di una società nascente. Fantastico! Finalmente un perché no incontestabile. Basta tenere aggiornati il sito internet, il blog, il profilo instagram…

E facebook.

Per essere l’amministratore di una pagina facebook, però, è necessario…

No, questo no, è troppo. Va contro tutti i miei propositi. È inammissibile. Intollerabile. Bisogna porre un freno a questa follia dei perché no! Nell’elenco delle iscrizioni sconsiderate non ci sarà anche questa, non può, non deve, non dovrebbe…

Perché no?

Non so più chi sono.

 

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