Rilievi a bordo: gioie e dolori.

Sabato 28 marzo 2015, all’invio degli ultimi file, si è ufficialmente concluso il mio terzo rapporto di collaborazione con il Consorzio Trasporti e Mobilità, più comunemente detto CTM.

Negli ultimi dodici mesi, ho calcolato, ho trascorso circa trecento ore a bordo dei mezzi pubblici. Dal punto di vista economico-lavorativo nulla, una miseria; dal punto di vista del narratore, invece, grasso che cola, una fonte inesauribile di ispirazione.

Giorno dopo giorno, tra interviste e conteggio passeggeri, ho archiviato in pesanti faldoni episodi, volti e sensazioni – come fossero viti o bottoni – seguendo la filosofia del “possono sempre servire”. Poi, quei capitoli sconnessi sono stati abbandonati come vecchie cianfrusaglie, in soffitta, in attesa del giorno in cui sarei riuscita a riordinarli e a stilare un rapporto che rendesse merito all’esperienza.

Ebbene, quel giorno è arrivato. I tempi, ormai, sono maturi per restituire ad ogni paragrafo la giusta pagina nella storia.

La difficoltà nel riorganizzare i ricordi e la conseguente procrastinazione, nascevano dalle antitesi nei fatti, dalle contraddizioni tra qualità attesa e qualità percepita. Ogni turno sui bus, infatti, presenta elementi di base comuni che possono rivelarsi piacevoli o insopportabili, e dai quali dipende l’esito della giornata.

A cominciare dal clima. Importanza 10, soddisfazione 7.

Siamo tutti meteoropatici. Sole e pioggia influenzano l’umore, mio e dei passeggeri, e di conseguenza l’approccio al “lavoro”, il numero e la qualità delle interviste. Uscire da casa con la cartelletta da presentatore in una mano e l’ombrello nell’altra e farsi infradiciare da automobilisti incoscienti che sguazzano sulle pozzanghere come bambini, non è esattamente lo stesso che varcare l’uscio e ritrovarsi davanti cielo azzurro e sole primaverile. Allo stesso modo farsi accarezzare i capelli da una brezza leggera è diverso dall’essere trasportata alla fermata da raffiche di vento a 100 km/h che sradicano alberi e abbattono pali e cartelli.

Il tempo, quindi, è fondamentale per un buon inizio. Ma è solo la prima delle concause che definiranno l’andamento del programma.

Gli orari. Importanza 7 soddisfazione 8.

La sveglia alle 3:45 non è certamente uno degli aspetti piacevoli. Nemmeno quella alle 4:40, e neanche quella alle 5:10. Non pensavo neppure che potessero esistere certi orari, nelle sveglie, prima dei rilievi al CTM. Eppure, anche alzarsi coi panettieri ha il suo rovescio della medaglia. Ad esempio puoi vedere sorgere il sole su panorami che non avresti mai pensato di osservare sotto quella luce. Puoi goderti la pace della città addormentata, il silenzio e la solitudine delle sue strade, e osservarla mentre lentamente si rimette in moto. Infine, puoi annoverare quegli orari tra i tuoi piccoli record personali e trasformarli, un giorno, in aneddoti per nipotini.

I capolinea. Importanza 9, soddisfazione 7.

Uno dei maggiori vantaggi di questo “lavoro” è certamente la colazione al bar, gentilmente offerta dagli autisti. Niente allieta la mattina più di un bombolone o un croissant appena sfornato. Un’iniezione di serotonina che ti riporta a bordo sorridente e carica di energia. Perché questo avvenga, però, sono necessarie delle congiunture astrali particolarmente favorevoli, tra cui l’autista generoso non è la più difficile a verificarsi. Ben più complicato è trovarsi sulla linea giusta al momento giusto. Le pause tra una corsa e l’altra e i luoghi in cui vengono effettuate sono fondamentali. Alcune tratte hanno punti di partenza e d’arrivo in zone dimenticate dall’uomo. Altre, invece, sono costrette a rincorrere tabelle orarie impossibili, perennemente in ritardo, imbottigliate nel traffico, non riuscendo mai ad effettuare le soste previste. Se capiti su una di queste rassegnati, sarà una giornata di bocconi al volo e niente bagno per almeno otto ore.

*Autocensura* Ho ritenuto fosse meglio dimenticare in soffitta il capitolo sugli olezzi di vario genere che possono modificare il clima e l’umore sui mezzi.

I viaggi. Importanza 8, soddisfazione 8.

Nei miei turni di conteggio dei saliti e discesi, in piedi di fianco all’autista, posso finalmente rilassarmi e godermi il percorso. Più volte mi è capitato di rimanere incantata davanti a paesaggi che, seppur familiari, continuavano a stupirmi per la loro bellezza e perfezione: il porto, il lungomare, le saline, il centro storico. Ad ogni ora del giorno e con qualsiasi luce, perfino quella eccezionale dell’eclissi solare, mi perdevo in nuovi scorci e prospettive. Finché all’improvviso non mi perdevo letteralmente. In che via siamo? Di quale città/paese/frazione? Quartu, Quartucciu, Quartello, Pirri, Selargius, Monserrato. Quell’intricato dedalo di viuzze anonime e labili confini rimarranno, per me, sempre un mistero; diventassero pure mille le ore a bordo dei mezzi non capirò mai dove comincia uno e finisce l’altro.

Infine i compagni di viaggio. Importanza 10, soddisfazione 10.

Nel bene e nel male rappresentano la ragione imprescindibile per cui, per tre volte, questa esperienza si è ripetuta e ha spinto per essere raccontata. In quelle trecento ore ho avuto l’opportunità di incrociare e sbirciare miriadi di vite; ascoltare opinioni e esperienze differenti, ricomporre storie fatte di indizi disseminati tra una fermata e l’altra. Passeggeri, verificatori, autisti e colleghi di squadra: è per loro che questo resoconto è iniziato, ed è a loro che voglio rendere merito. Ma non oggi. Perché mi sono dilungata fin troppo e gli attori protagonisti meritano più di un misero trafiletto a fondo pagina. Quindi, preferisco terminare qui la narrazione, per ora, ringraziare e rimandare alla lettura del prossimo capitolo coloro che desiderassero approfondire la conoscenza dei personaggi principali di questa tragicommedia.

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