Buoni propositi

Sono in ritardo di 29 giorni. Di solito questi progetti si partoriscono il 31 Dicembre; si mettono in pratica il 2 di Gennaio, al più tardi il 7 se si tratta di diete e attività fisica, e nella migliore delle ipotesi, all’arrivo della bella stagione, sono già accantonati.

Ma io non fumo, non mi mangio le unghie e non devo smaltire chili di troppo, per questo non ho stilato nessuna dichiarazione di intenti all’inizio dell’anno nuovo. In realtà la perdita di peso sarebbe da mettere in lista, ma al momento non è tra le mie priorità.

L’idea è arrivata durante la notte, a rovinarmi il sonno; scalando la classifica dei cattivi pensieri, si è arrampicata fino al primo posto. Stamattina aveva già perso buona parte del suo fascino ammaliatore e della sua forza di persuasione. Non mi sembrava più così buona come con la testa appoggiata al cuscino. Ma ormai il tarlo si era impiantato e la decisione era presa.

Ecco il mio obiettivo, il mio buon proposito. Non inizierò a correre, né andrò in palestra. Non sarà il mio fisico a muoversi ma la mia mente. Spingerò le mie cellule cerebrali ad un corso intensivo di total body: step, gag, spinning, fit boxe, yoga, pilates e zumba. Saranno loro a muoversi e sudare. Tutti i giorni.

Accetto il consiglio, più volte sentito e ignorato, e cambio strategia. D’ora in poi scriverò, ogni giorno. Smetterò di rincorrere la chimera dell’ispirazione, di aspettare che qualcosa di sorprendente accada per spingermi a lasciar scorrere l’inchiostro; non starò ferma davanti al foglio bianco in attesa di qualcosa che smuova la palude del quotidiano, di una storia che viva di vita propria e arrivi da me pregandomi di raccontarla. Smetterò di pretendere dalla realtà che superi sé stessa perché io ne possa scrivere con entusiasmo. Sarà la mia scrittura a far accadere lo straordinario, le mie parole daranno corpo alla meraviglia. Farò brillare questi giorni grigi di pioggia instillando in ogni singola goccia un riflesso di me. Farò risuonare le stanze vuote fischiando sui fili d’erba. Guarderò fuori dalla mia finestra e racconterò l’ordinario, fino a che la forza delle mie parole non tracimi e lo travolga trasformandolo in straordinario. Finché la banalità non diventerà eccezionale incanalerò il mio pensiero, leggerò, osserverò, racconterò, descriverò.

Sognerò, ricorderò e prenderò spunto da ogni granello di polvere che entrerà nella mai camera danzando su un raggio di sole. Forzerò il mio cervello a creare un mondo a mia immagine e somiglianza, che si nutra della mia fantasia e cresca delle mie invenzioni. Se sarà necessario mentirò, inventerò e colorerò il grigio fino a quando il mio messaggio non diventerà iridescente. Lancerò il mio SOS in mare ogni giorno. Non per salvarmi né per portarmi via dalla mia isola. Ma per attirare voi ad essa, così che possiate finalmente conoscerla e ammirarla.

Questo non vuol dire che renderò pubblico e leggerete tutto ciò che dalla mia buona intenzione ne verrà fuori. Sarà il mio esercizio quotidiano e voi dovrete fidarvi, sulla parola, che io faccia ogni giorno la mia seduta di addominali e piegamenti cerebrali.

Ovviamente, tempo due mesi, non vedendo risultati, la palestra verrà inesorabilmente abbandonata.

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