Donne sull’orlo di una crisi di nervi

Cagliari, Lunedì 16 Dicembre 2013. Ore 11:00. Meno 9 a Natale. Sole. Temperatura massima 17 gradi.

Nemmeno una nuvola all’orizzonte, solo cielo azzurro, Pantone 285 c. Proprio come piace a me. Una di quelle mattine dalle condizioni climatiche perfette, con innato il germe del buonumore.

E non c’è modo migliore di rendere giustizia ad una giornata che già al risveglio si preannuncia splendida, di trascorrerla assieme a delle care amiche che non vedo da mesi. Aperitivo prima; e poi pranzo e poi caffè (per loro), e infine un po’ di shopping natalizio. E nel frattempo mille storie da raccontare, romanzi di vita da rispolverare, ricapitolare e riaggiornare. Questo ciò che pensavo.

Perché la gioia del riconoscersi da lontano, dell’abbracciarsi dopo tanto tempo, è durata il tempo di un sorriso e dei formali convenevoli. Dopo il “ciao, come stai?” già si capiva che “bene” non sarebbe stata che una mera formula di rito, una risposta automatica senza alcun riscontro con la realtà. La mia come la loro.

Una volta sedute, la commedia romantica a cui avevo pensato di assistere, biglietto in tasca, si è trasformata in un film drammatico, dalla trama nemmeno troppo originale. Quelle tre donne attorno ad un tavolo che avrebbero dovuto essere un fiume in piena di risatine, toni acuti e pettegolezzi, erano in realtà un pozzo di problemi, frustrazioni, delusioni, rimpianti, lacrime strozzate.

In quella splendida giornata, sotto il cielo del mio azzurro preferito non riuscivo ad ascoltare e a credere che quelle storie potessero essere vere. Che in un anno potessero essere cambiate così tante cose, che noi potessimo essere così diverse, che fossimo così. Tristi. Alzavo lo sguardo cercando di recuperare un po’ di quel buonumore da ottimali condizioni climatiche; e nonostante tutto attorno a me portasse alla deriva dei sentimenti, funzionava. Non perdevo il mio sorriso.

Così si è svolto il programma. Aperitivo, pranzo, caffè, shopping, in una cornice di risate amare. Ho resistito fino a sera, scoprendo di essere un attrice niente male. Ma una volta tramontato il sole, con l’umidità della sera, coi capelli e lo spirito gonfi e arruffati, sono crollata. Nemmeno gli addobbi, i negozi di dolciumi e le luminarie della città riuscivano ad alleggerire il mio spirito dalla pesantezza di quella giornata. Pensavo solo a tornare a casa a svuotare il cervello nella vasca.

E a mangiare il cioccolatino del 16. Perché per fortuna basta poco per farmi tornare il buonumore.

La mattina dopo c’era di nuovo il sole e il mio cielo azzurro. Però con qualche nuvola in più.

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