Quasi tutto come allora.

Se ogni tanto, o spesso come a me, vi capita di abbandonarvi a quel passatempo che stimola la mente e lo spirito, alla rivista che vanta innumerevoli tentativi di imitazione, alla Settimana Enigmistica per intenderci, allora forse avrete notato questo giochino. Non è altro che una variante del classico “trova le differenze”; due vignette a confronto. In questo caso una coppia di sposi, ormai avanti con l’età, si ritrova, dopo tanti anni, ad ammirare un paesaggio visto in gioventù, e si rende conto di come questo sia rimasto pressoché invariato. Ad eccezione di qualche dettaglio. Un albero che prima era solo un fuscello adesso è una quercia maestosa, qualche antenna parabolica in più sui tetti, una nuova palazzina…

Ecco, la mia vita è proprio come questo gioco. Un enorme déjà vu di intere macro-sequenze. Con qualche piccolo ritocco.

Lo dimostra il fatto che anche quest’anno, esattamente come cinque anni fa, ho contribuito a rendere il nostro mondo più sicuro; mi sono immolata al servizio della comunità e ho messo a rischio la mia incolumità per prestare servizio come volontaria e vigilare per voi che andavate a mangiare nelle locande e a schiantarvi sull’autoscontro, durante i festeggiamenti per la nostra devotissima Sant’Arega Intercessora. Amen.

Proprio come allora mi son svegliata all’alba e ho preso postazione nel medesimo incrocio di cinque anni fa. Ho indossato la stessa, identica, pettina della polizia municipale, e alle 07:00 in punto ho cominciato a presidiare la zona, a chiudere il traffico, a spostare ininterrottamente la stessa transenna, per sbarrare la strada agli indegni e agli sfortunati privi del santo pass.

Proprio come allora, dopo dieci minuti di servizio, fradicia di sudore, mi ero già pentita di essermi offerta volontaria.

Proprio come allora mi son beccata la pioggia di insulti e di maledizioni e ho rischiato di essere messa sotto da un’orda di automobilisti eretici che si vedevano respinti e rimandati indietro, costretti a cercare parcheggio nel girone infernale delle viuzze secondarie, a chilometri di distanza dalla chiesa e dal sacro muggine.

Proprio come allora non son mancate gaffe, sviste madornali e figuracce con le autorità del paese. Il protocollo, e il buon senso, prevedrebbero che a persone come il parroco o il sindaco non venisse chiesto di mostrare il pass, tantomeno la carta di identità. Eppure…

Quindi, proprio tutto come allora.

No, quasi. Sennò che gioco sarebbe senza le differenze.

La transenna, per esempio, poteva sembrare la stessa di allora, eppure a guardarla bene, ma soprattutto a soppesarla, a sollevarla e a trascinarla avanti e indietro sull’asfalto senza sosta…beh, no, non direi che fosse uguale. Non c’è dubbio, questa era di sicuro più pesante e più rumorosa.

Anche i miei capelli sembrano gli stessi di cinque anni fa, ma un occhio attento noterà dei ciuffetti bianchi che prima non c’erano. E perfino la mia schiena potrebbe trarre in inganno e convincervi che non sia cambiata, ma è sempre più dolorante e tutte quelle ore in piedi non le regge più così bene.

Perfino la paga può sembrare la stessa di allora. E, ad essere sinceri, la cifra è proprio la stessa di allora, non si può negare. Peccato per quella insignificante, minuscola, impercettibile differenza dei turni due ore più lunghi.

Ma così è il gioco. E poi, si sa, c’è la crisi…

Anche lei non è proprio la stessa di allora.

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2 risposte a Quasi tutto come allora.

  1. Bella senza trucco ha detto:

    Anche i tuoi articoli sempre gli stessi…sempre bellissimi 😉

    • Laura ha detto:

      Per un attimo ho pensato che volessi dirmi che anche i miei articoli non sono più quelli di un tempo…
      Ma tu sei troppo buona, non poteva essere :-*

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