Routine di un viaggio da fiaba.

Per il mio complenno parto. Festeggerò i miei primi trent’anni in viaggio. Tre giorni nella capitale mondiale del gianduiotto.
E siccome la data si avvicina posso finalmente entrare in clima partenza.
Nonostante i miei viaggi si possano contare sulle dita di una mano (sigh), in queste poche occasioni sono riuscita ugualmente a crearmi la mia routine, un percorso a tappe fisse; carte di Propp che si intrecciano a creare una nuova fiaba. Niente di strano per una personalità maniacale come la mia che rende abitudinario un gesto alla seconda volta le si presenti l’opportunità di riprodurlo.
L’inizio della storia, però, viene stabilito da qualcosa che esula dal mio controllo, da un riflesso involontario. (Rottura dell’equilibrio). Una volta acquistati i biglietti, e stabilita con certezza la data della partenza, il mio subconscio, facilmente suggestionabile, inizia a produrre sogni con scenari ogni volta differenti ma con un comune tema di fondo: l’anisia e il panico per aver dimenticato qualcosa. Le storie più banali prendono vita al di sotto delle palpebre: il biglietto che non si trova al momento del check in; la macchina fotografica che manca davanti alla torre Eiffel; aprire la valigia in albergo e scoprire di non averci messo dentro nessun vestito, nemmeno un maglione. (Peripezie dell’eroe).
Con questo doveroso, e talvolta doloroso, rito di passaggio, prendono il via i preparativi ufficiali.
Il primo passo è l’acquisto della guida. D’ora in poi, ovunque andrò, avrò con me una guida tascabile. (L’aiutante). La voglio, la devo avere. Non perchè mi serva davvero. No. Sempre e solo per abitudine. Dopo l’acquisto, la consultazione. Ho la tendenza a leggerla a fondo, con impegno e dedizione. E a dimenticare tutto rapidamente.
Qualche settimana prima della partenza il programma impone lo studio del meteo; temperature medie del periodo, precipitazioni, venti. (L’antagonista). Si arriva a consultarlo quotidianamente confidando che si sbagli quando prevede pioggia, che sia esatto quando splende il sole.
Segue, poi, un passaggio fondamentale: lo shopping. Si sa, ogni scusa è buona per comprare un nuovo capo ma quella del viaggio è la migliore per giustificare camicie e maglioncini che rimpolpino il guardaroba e diano un tocco di unicità all’evento. L’outfit giusto per ogni ricordo.
Il capitolo shopping si suddivide in vari paragrafi; piccolezze, dettagli che si ripetono, sempre, uguali ma diversi, perchè l’abitudine lascia spazio alle variazioni necessarie a rendere ogni avvenimento distinguibile. (Fornitura dell’oggetto magico). Dallo spazzolino del colore giusto alla saponetta profumata, dalla scelta delle caramelle perfette all’ombrello portafortuna. Sapori e profumi per ogni ricordo.
E la valigia è pronta. (Partenza).
L’emozione del viaggio. Il riflesso della bellezza negli occhi, dei paesaggi, dei momumenti, delle piazze, delle opere d’arte è qualcosa a cui non mi abituerò mai. E a cui non voglio abituarmi.
Purtroppo, però, la routine da viaggio prevede sempre un ritorno; fatto di addii, sguardi tristi, lacrime ricacciate in gola. E poi un tarlo, che si insinua prepotentemente nel cervello: il desiderio incontrollabile di cercar casa e trasferirmi nei luoghi delle mie vacanze. Una soffitta a Parigi, un loft a Londra…
E questa volta…chissà! (Lieto fine, l’eroe si sposa).

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4 risposte a Routine di un viaggio da fiaba.

  1. Giuliano ha detto:

    Lauraaaaaaa hai dimenticato qualcosa, si magari è di contorno, ma potevi dedicare una riga all’eventuale presenza allo JUVENTUS STADIUM!!!!!!! 😉

  2. Dharma ha detto:

    Fantastica!! …mi ci rivedo soprattutto nelle ultime frasi 😉

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