Mal di Parigi

Sto male; è evidente. Ho iniziato a notare le prime avvisaglie del problema un paio di settimana fa, quando, forse complice un precoce attacco di depressione post vacanze, mi son ritrovata a pensare alla città degli innamorati, delle baguette, delle soffitte, dei gatti. A Parigi insomma.

Il solo nominarla basta ad accendere tutti i miei sensi. Gli occhi sbarrati immediatamente si restringono, crogiolandosi, languidi, per agevolare l’afflusso dei ricordi; come se, attraverso quella fessura, fosse più facile farli tornare alla mente. Allo stesso tempo, sul viso affiora la fossetta dei bluff che tradisce i miei pensieri; il corpo che dice al cervello: inutile, non puoi fingere; non sai fingere.

Le stesse sensazioni si ripetono all’improvviso, nei momenti più improbabili della giornata o nelle situazioni più banali, davanti alla vetrina di un negozio di scarpe, alla vista di un paio di francesine o sotto la doccia, quando il profumo della saponetta Dove arriva, inaspettatamente, a tradimento, a ricordarmi quel viaggio di, ormai, quasi due anni fa. E pensare che il bagno di quell’albergo meritava tutt’altro che d’entrare a far parte degli aspetti memorabili di quei tre giorni…Nel mentre, in testa, ancora suonano le note de La Vie En Rose.

Ieri c’è stato un fortissimo acutizzarsi dei sintomi della malattia e ora la situazione è seria e urge una soluzione. Durante la mattinata ho constatato il primo segnale del netto aggravarsi della mia condizione: son andata sul sito della Ryanair per controllare i prezzi dei biglietti per Dicembre. Perché non mi basta partire in un periodo dell’anno qualsiasi, no. Voglio pure che sia inverno, come la prima volta, magari che ci becchi un acquazzone, solo uno però, come la prima volta, perché Parigi è ancora più romantica sotto la pioggia, e in più, però, questa volta ci vorrei un bel contorno di lucine di Natale, e allora sì, che sarebbe tutto perfetto.

Di sera il malore si è ripresentato spingendomi, in maniera masochista, a rivedere Midnight in Paris. I primi cinque minuti di cartolina musicale, nei quali il concetto che Parigi sotto la pioggia sia meravigliosa viene ampiamente sviluppato, mi hanno, in sostanza, ipnotizzata. Non saprei dirlo con certezza ma penso che in tale stato d’incoscienza catatonica non sarebbe stato strano se mi fosse colato un rivolino di bava ai lati della bocca. Catturata dal quel motivetto o, meglio, da quel refrain, più che seguire la trama, che pure già conoscevo, cercavo avidamente di cogliere scorci e immagini dei posti in cui ero stata e ad ogni riconoscimento seguiva di tanto in tanto un piccolo sospiro.

Una volta finito il film, anziché piangere o mettermi a letto con una tazza di latte caldo e miele, rimedio infallibile per accelerare la guarigione e lenire le pene, da vera incosciente ho pensato di assecondare la mia malattia e il mio dolore. Ho rispolverato la guida della città e ho continuato a perdermi tra gli arrondissements, i boulevards, le avenues, i bistrots, i cafè e le brasseries. Ho progettato gli itinerari, ho immaginato cosa avrei fatto il primo giorno, il secondo e il terzo, ciò che avrei voluto vedere ma soprattutto rivedere, giardini, piazze, musei, chiese…

Poi ho chiuso. Basta sognare, bisogna agire.

E se in questo preciso istante, mentre scrivo, in sottofondo passa Comptine d’un autre ètè non può essere solo una coincidenza…

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2 risposte a Mal di Parigi

  1. Bella senza trucco ha detto:

    non dimentichi forse i ringraziamenti per chi ha proposto il viaggio??

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