Questo è per la squadra.

Campionato concluso, tempo di bilanci.

I numeri dicono che su 7 partite ne abbiamo vinte 3: di cui due per 2 a 1, una 3 a 0 (a tavolino…vabbè). Tre le abbiamo perse 3 a zero e una persa 2 a 1. E siamo arrivate settime in un girone di otto squadre, ma a pari punti con la quarta la quinta e la sesta che non è poco.

Questo se volessi scrivere un almanacco sportivo. Ma io racconto storie, non faccio statistiche, e i numeri non dicono un granché.

Non dicono, per esempio, che prima di arrivare a prendere la decisione di fare questo campionato ci sono voluti due anni di tira e molla, due anni di lezioni di tennis, due anni di no, non me la sento, e poi di forse si, e poi di nuovo di no, assolutamente no, e alla fine ma sì, dai, facciamolo. 

Le cifre forse potrebbero dire quante gocce di sudore sono cadute dalla mia coda di cavallo, quanti litri di liquidi ha perso il mio corpo (parecchi), o quale fosse la temperatura dei campi alle due del pomeriggio, ma non potranno mai quantificare il peso, il volume, la densità della mia ansia ad ogni partita. Quanto hanno tremato le mie gambe prima di iniziare un incontro, o le mie mani ad ogni cambio campo, quando mi fermavo per bere un sorso d’acqua e dovevo tenere la bottiglia con entrambe per riuscire a dissetarmi senza rovesciarmela addosso.

Forse potremmo sapere, dai numeri, i chilometri percorsi per andare a giocare in trasferta, non moltissimi sicuramente, ma non direbbero niente dell’atmosfera da gita delle medie che si respirava nella macchina del capitano, nonché paziente guida, in tutti i sensi. Con la squadra al completo, la musica in sottofondo, il profumo della torta di Michi, per reintegrare dopo gli sforzi, che saliva dal cofano, i discorsi seri, pochi, e quelli stupidi in maggioranza, la curiosità mista a tensione di conoscere le avversarie all’andata e i resoconti spesso con l’amaro in bocca al rientro.

Si possono contare i punti fatti e subiti, le palline utilizzate, i minuti passati in campo, e il numero di decibel raggiunto dai “noooo” di Lori, ma non si può calcolare l’emozione che si prova a vincere né la delusione e l’amarezza di una sconfitta, ancor più grande quando si gioca in casa.

Ma soprattutto ciò che non si può misurare, né in cm né in grammi, è se e quanto questo campionato mi abbia cambiato, ci abbia cambiato, se e quanto ci abbia fatto crescere, di quanto sia aumentata la sicurezza nei nostri mezzi, l’autostima, l’agonismo, la resistenza e la concentrazione. Non so, lascio giudicare gli altri perchè la mia, di autostima, è aumentata troppo poco per rispondere io stessa.

Ciò su cui, però, non ho dubbi, è che è stata una grande esperienza, almeno un ettaro abbondante di belle sensazioni, diversi metri cubi di bei ricordi, qualche tonnellata di fiele ma, ben più importante, molti chilometri di corda che adesso legano a filo doppio questa incredibile squadra che è nata grazie al campionato ma esiste e resiste a prescindere da esso.

E per fortuna ci sono le parole; solo coi numeri la storia non avrebbe avuto lo stesso significato.

Ma adesso basta, il campionato è archiviato quindi in bocca al lupo per il doppio misto alle mie compagne avversarie. Scordatevi pure l’amicizia, le belle parole e i sorrisi. Non guarderò in faccia a niente e nessuno.

 

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7 risposte a Questo è per la squadra.

  1. Dharma ha detto:

    bravissima Lau, bellissimo…forse il più bello!!! hai dimenticato di scrivere che ora ci trasferiamo al beach…yeahhh ;D

  2. Giuliano ha detto:

    Grande Laura!!!!!!

  3. Dharma ha detto:

    hihihi…grazie!! per una volta mi accontento del 25%…!!! ;D

  4. iDottori ha detto:

    Sono molto risentito che non hai menzionato, neanche con una piccola parentesi, la tua esperienza nel team “Pasta del Capitano”. Anche la coppa hai vinto, cumprendiu?!

    • Laura ha detto:

      Nooo perdonoooo!! Prima di iniziare a scrivere era previsto di menzionare entrambe le mie squadre poi però la piega dell’articolo mi ha portato un po’ fuori strada e mi son dimenticata…
      Per me è stato un onore sostituire Giovanna nel team Pasta del Capitano, e soprattutto una gioia immensa condividere con voi il primo secondo posto della mia vita 😀
      Non meritavo tanto. Spero che l’offesa non sia così grave da precluderci altre collaborazioni, non solo in campo tennistico 😀
      Con stima!

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