6-4 6-1

Si dice che la Storia la scrivano i vincitori, ma siccome io sono un’anticonformista ipercritica con tendenza all’autolesionismo e voglio che la gente sappia, nonostante tutto, quello che leggerete sarà il racconto di una battaglia dal punto di vista di una perdente.

E non perchè in questa vicenda, come nei migliori film a lieto fine, la perdente in questione che sono io, ne esca comunque vincitrice; e nemmeno perchè si possa dire che abbia perso con onore. Proprio no. Quindi, se durante la narrazione il mio animo ferito mi portasse ad accampare scuse o giustificazioni, non credetemi.

Domenica 6 Maggio 2012: prima giornata del campionato di tennis – D2 femminile.

La prima partita ufficiale della mia carriera di tennista. Alle 8:45 io e la mia squadra eravamo già al campo, pronte con le nostre gonnelline ad aspettare le avversarie.

Le quattro donne, o meglio signore, della squadra ospite avevano un’età media di circa 65 anni.

A questo punto potrei anche evitare di continuare, l’umiliazione è già evidente.

La strategia prevedeva che io facessi il secondo singolare. La mia compagna designata come prima singolarista ha iniziato la sua partita alle 9:30, in ritardo causa campo inagibile per pioggia.

Guardando lei giocare la mia ansia ha raggiunto picchi altissimi, il mio piede non smetteva di dondolare, ancora un po’ e si sarebbe staccato dalla caviglia. Speravo egoisticamente che vincesse, così il peso della responsabilità sulle mie spalle sarebbe stato minore. Tre set infiniti, una partita tiratissima ma, purtroppo per me e la mia squadra, persa. Nonostante la delusione per la sconfitta invidiavo la mia compagna per la bella prestazione.

Mezzogiorno: inizio a riscaldarmi per il mio incontro. Ho già detto l’età media della squadra avversaria? La realtà, ancora più dura, è che ad alzarla così tanto era proprio la mia sfidante. Pare, infatti che avesse più di 70 anni. Qualcuno sosteneva, addirittura, 77. In poche parole era vecchia, vecchissima, aveva le rughe anche nelle gambe. Si muoveva al rallentatore e sempre in leggero affanno, creandomi un forte senso di nervosismo, che cresceva ancor di più nel sentire i commenti degli spettatori: “è facile, la devi battere, NON PUOI PERDERE CON QUESTA!”

E sinceramente dopo aver vinto il primo game ci ho creduto anch’io. A momenti pensavo che sarebbe crollata in campo, stroncata da un infarto. Peccato che l’illusione sia durata poco. La nonnina si è dimostrata più tenace del previsto, il primo set ce lo siamo giocato punto a punto con la differenza che io ho sofferto il triplo. Io correvo a destra e a sinistra, lei giocava praticamente da ferma. Io giocavo, o almeno cercavo di giocare, a tennis; lei a pallavolo. Non ho mai visto così tanti pallonetti in una partita. Il mio dritto: sparito, volatilizzato, forse non è mai esistito, lo conoscono solo poche persone, quelle che mi vedono giocare in allenamento. Quando non serve, allora si che mi vengono colpi spettacolari.

Perso il primo set 6 -4 la già scarsa fiducia in me stessa è crollata.

Il secondo set è stato un veloce tracollo. Col mio solito atteggiamento arrendista, totalmente opposto a quello di una sportiva che, si suppone, debba combattere fino alla fine per vincere, volevo che quella sofferenza finisse in fretta. Ho provato, con un sussulto d’orgoglio, a riscattarmi per uscire da quella spirale di palle morte. Rimane solo il ricordo di un rovescio in lungolinea che la vecchiaccia non ha nemmeno visto. Il resto è un infame 6-1 per lei al secondo set.

Ad accrescere l’amarezza la vittoria nel doppio e la conseguente consapevolezza che poteva essere un 3 a 0 per noi e non un 2 a 1 per loro.

Domenica 13 si replica in trasferta. Speriamo bene.

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Una risposta a 6-4 6-1

  1. Michela Corrias ha detto:

    dai dai..questo campionato sarà una palestra per la tua autostima sportiva, e se non dovesse bastare ci sarò io a darti ripetizioni a casa!!

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