Settimana Santa

Metti una combinazione fortuita di eventi distinti e scollegati l’uno dall’altro: persone nuove raccontano storie nuove, un animo suggestionabile (il mio), l’idea del venerdì libero, una strana euforia dovuta a un semplice messaggio: accreditato bonifico sul conto – 232 euro – il mio stipendio di ottobre (no, non ho sbagliato facendo copia-incolla; le parole stipendio, ottobre, 232 euro vanno, purtroppo, tristemente, tutte nella stessa frase). Aggiungi un’inaspettata esigenza di tradizione, festa, folklore, incontri, vacanza, famiglia.

Il risultato è la mia singolare Settimana Santa.

Giovedì: Coena Domini

Non so spiegare cosa abbia acceso la scintilla di follia nella mia testa, sarà stato il latino, o i discorsi su uomini incappucciati che trasportano pesanti crocefissi e intonano canti spettacolari, o forse i soldi sul conto e il pensiero del weekend libero. Fatto sta che di punto in bianco, neanche fossi stata folgorata sulla via di Damasco, ho sentito un insolito entusiasmo; il desiderio compulsivo di partecipare a tutte le processioni, i tour delle chiese, le vie crucis previste del programma religioso. Non tanto per un improvviso slancio di fede quanto per la smania di sperimentare, conoscere, provare nuove esperienze e godere dell’aspetto prettamente spettacolare di queste feste.

I miei pensieri hanno iniziato a vorticare: volevo fare la Processione delle Sette Chiese giovedì notte, quella del Cristo Morto venerdì mattina, la Via Crucis venerdì sera.

Tempo mezzora e, vuoi per problemi logistici, vuoi per mancanza di tempo e della compagnia adatta, vuoi perché non sono la reincarnazione di Madre Teresa, avevo già condensato il programma. Avrei dedicato la mattina del venerdì ai riti solenni ma nel frattempo il bisogno di celebrazione andava placato. In qualche modo dovevo fare qualcosa che rispecchiasse questo spirito. Pochi sms  tra amici e il Tour delle Sette Chiese è stato rimpiazzato dal tour dei negozi del centro, Zara, Mango, Benetton, Pimkie, Tezenis, Footloker, Pacini. Qui sosta di un’ora per raggiungere l’obiettivo imprescindibile dell’acquisto Pasquale. Dopo aver esaminato attentamente, per due volte, l’intero assortimento del negozio, la scelta, con grande soddisfazione, è caduta su un minuscolo uovo di cioccolato-nocciolato (o un maiuscolo Ferrero Rocher, a seconda dei punti di vista), e una gallina di terracotta con un ovetto legato al collo che ora troneggia, solitaria, sulla mensola del camino. Nella mia mente immaginavo una cucina interamente addobbata di nidiate di pulcini gialli, ovetti e coniglietti, ma la mia fantasia vola sempre troppo alta ed è costretta, inevitabilmente, a scontrarsi con la dura realtà del portafoglio.

L’ultima cena è stata preceduta dal dessert, il sacro gelato banana-nutella. Ai ceci, invece, ci ha pensato mia madre, lei si che sa rispettare le tradizioni.

Venerdì Santo. 13:15 Processione del Cristo Morto.

Tralascerò le critiche sull’evidente incongruenza storica, le critiche sulla persone maleducate e petulanti, le critiche sul sistema del parcheggio a pagamento e sulla macchina fotografica che si è scaricata dopo mezzora. Ci vorrebbe un capitolo a parte.

Parlerò solo della bella giornata trascorsa a fare la turista in una città che dovrebbe essere la mia e che non conosco per niente; dell’emozione provata, così come mi era stata descritta la mattina precedente, nel sentire i tamburi accompagnare il baldacchino col Cristo Morto fuori dalla chiesa; della partecipazione commossa nel percepire il tormento e la disperazione nelle parole intonate dagli uomini incappucciati della confraternita.  

Ho seguito quella setta di tuniche bianche come i topolini il pifferaio magico, incantata dalle lori voci e trasportata in una dimensione da fiaba nera, alla Tim Burton. Ho dovuto trattenermi dal far scattare l’applauso, non sarebbe stato appropriato in quella circostanza. 

Finita la processione tappa obbligata in gelateria, alla faccia del digiuno del venerdì santo. Non sto nemmemo a dirvi che gelato ho preso, ormai dovreste saperlo.

Sabato Santo.

Secondo la liturgia dovrebbe essere un giorno di lutto da trascorrere mestamente in preghiera.

La mia smania di tradizioni aveva, però, già scritto il copione e non prevedeva certo di interrompersi per queste formalità. Ho convinto mia madre e dedicarsi a un rito più strettamente pagano: la preparazione del dolce tipico pasquale.

No, non l’uovo di cioccolato. No, nemmeno la colomba. Is Pardulas!

A dirla tutta il mio animo festaiolo si era già affievolito venerdì notte e sabato mattina avrei fatto volentieri a meno di alzarmi presto per grattugiare arance e limoni, mescolare ricotta e pizzicare cerchietti di pasta. Ma ero stata io a proporre questa brillante idea e non potevo proprio tirarmi indietro. E alla fine ne è valsa la pena. Come sempre quando si tratta di dolci.

Domenica: Pasqua.

La Risurrezione. Finalmente è arrivata, la giornata più importante di tutta questa Settimana Santa, l’obiettivo ultimo di tutti i riti, tutte le processioni, tutti i canti, tutte le preghiere. La Festa.

E io cosa faccio?

Niente. Nessun rito religioso, niente messa, né incontro, nemmeno il vestitino buono della domenica. Sono tornata me stessa. La scintilla di follia si è assopita, ho esurito tutte le velleità celebrative e mi sono limitata al tradizionale pranzo dai suoceri con tradizionale rompimento.

Delle uova naturalmente.

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2 risposte a Settimana Santa

  1. Dharma ha detto:

    il mio preferito…veramente brava!

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